Da un po' ormai, ogni tanto, sentendo qualche amico ( a volte qualcuno anche meno amico), mi viene posta la domanda: "allora, com'è l'Emilia?" o peggio "com'è la Pianura Padana?", o ancora peggio "com'è la Padania?"...
Ecco, andando oltre rapide risposte di carattere escatologico, è difficile spiegare questo posto in poche parole. Cominciamo col precisare che non è, ormai da mooooolti anni, quella specie di utopia rossa che noi poveri illusi di sinistra guardavamo con soggezione ed ammirazione. Ma non è neanche il peggiore dei posti possibile probabilmente.
Il punto è che, arrivando da zone tanto diverse come quelle in cui ho vissuto io, ci metti un po' a riprenderti dallo stordimento e a notare i dettagli. Certo, il clima... Certo, la cucina... Certo, le donne...
Ma si rischia di andare sui luoghi comuni. Poi trovi delle persone, come Paolo Nori (parmigiano doc, e non nel senso del formaggio) che quando ci parli e quando ne leggi i libri ti buttano lì degli accenni, delle battute, e tu te ne accorgi.
Parma, ma anche buona parte del resto dell'Emilia, hanno una cosa decisamente diversa da Roma o dalle isole: l'aria!
Non parlo di clima, nè è una metafora per l'atteggiamento della gente... Parlo di aria!
L'aria, di solito, qui è ferma! Non c'è vento!
Per chi conosce la Sicilia, o Roma, o la Sardegna, sicuramente non sarà nuova la notizia che sono terre dove il vento è all'ordine del giorno, una presenza costante...
Qui no... E' un'eccezione rara... L'aria è ferma, d'estate e d'inverno...
Il vento muove l'aria, le cose, i capelli, le teste, i pensieri, i dubbi...
Qui non c'è vento... E quando le cose, i capelli, le teste, i pensieri ed i dubbi cambiano forma e aspetto non lo fanno naturalmente, cedendo alla natura, ma cedendo a fattori più strani, oscuri, inquinati forse...
Voglio tornare al più presto in una terra dove c'è vento!